Da noi sono i dipendenti a scegliere dove lavorare

La decisione di Webranking. L’amministratore delegato Nereo Sciutto: “È così dal 2018 e non cambiamo”

Sono fondamentalmente i precursori dello smart working a Reggio Emilia avendo iniziato ad utilizzarlo quando ancora quasi nessuno ne parlava.
Gli anni della pandemia hanno rafforzato la convinzione di essere sulla strada giusta e la fine, oggi, del regime “obbligatorio” di lavoro a distanza all’equipe di Webranking passerà inosservata. Perché la libera scelta ai dipendenti loro la lasciano da anni. A spiegare come funziona il modello è l’Amministra Delegato dell’azienda reggiana di marketing digitale (4 filiali in Italia, quartier generale a Correggio, oltre 200 dipendenti) Nereo Sciutto.

Da oggi finisce l’obbligo dello smart working. Per voi di Webranking cambia qualcosa?

“No, manterremo il nostro modello di libera scelta. Non ci sembrava il caso, anche se l’emergenza sanitaria pare alle spalle, di forzare un rientro obbligato nelle sedi”.

In concreto come funziona il vostro smart-working?

“Decide il dipendente, se lavorare da casa o in ufficio, a seconda del tipo di lavoro che deve portare avanti o se è un attività da fare da soli o in team. Oppure in base alle proprie esigenze familiari. E’ dal 2018 che facciamo così e non abbiamo intenzione di cambiare”.
Un periodo in cui di smart-working si parlava pochissimo…”Siamo un’impresa giovane, con dipendenti altrettanto giovani che da questo tipo di formula di lavoro erano molto attratti. All’epoca qualcuno poteva pensare che volevamo farci belli, una sorta di operazione cosmetica; la pandemia ha fatto capire a tutti che la nostra era un’idea avanti coi tempi”.

Insomma voi la consigliate a tutto il mondo imprenditoriale?

“Chiaro che ci sono settori più adatti e funzionali a questo modello. Ma in generale, se si organizza per tempo, è un sistema che rende i lavoratori più felici. Non a caso, me lo lasci dire, siamo tra le aziende del settore, a livello internazionale, col gradimento più alto tra i dipendenti”.

Voi come vi siete preparati?

“Con un’accurata analisi preparatoria e tenendo presente che tipo di esigenze potevano avere i nostri dipendenti lavorando a casa propria.
Quindi abbiamo dato un contributo di 100 euro per l’acquisto di una videocamera adatta all’hardware che sceglievano, o per una poltrona più comoda in modo che potessero lavorare senza stressarsi.
Occorrono insomma investimenti tecnologici e logistici prima di partire.
Il risultato però è che anche il periodo del lockdown noi siamo riusciti a non chiudere gli uffici perché, appunto, era il dipendente a scegliere dove lavorare. Ecco perché anche quando è arrivato il Covid eravamo pronti a fronteggiare una situazione nuova per molti”.

Questo articolo è apparso originariamente sul Resto del Carlino di Reggio Emilia del 1 settembre 2022.

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