Fashion 2023: il futuro della moda, dal Metaverso ai Podcast

La settimana della moda di Milano è alle porte ma rimangono molte incognite sul futuro della industry. Da inizio 2022 molte sono le aziende del Fashion & Luxury rientrate nei ricavi pre-pandemia ma, assieme allo spettro dell’inflazione e della scarsità di materie prime, i brand sono alle prese con la gestione dell’evoluzione di canali fisici e digitali e con il tema sostenibilità che è sempre più urgente.

Vi anticipiamo alcuni tra i trend che caratterizzeranno il 2023, che potrete trovare nella terza edizione di ThinkFashion! in uscita nel mese di novembre a cura di Webranking.

Metafashion

“Metafashion” è il neologismo coniato per definire la moda nel Metaverso: il look, infatti, è sempre più questione di pixel e il Metaverso ha aggiunto una nuova dimensione alle cabine armadio di tutto il mondo. Ben il 50% dei consumatori americani — compresi tra la Gen X e la Gen Z- ha infatti dimostrato interesse nell’acquisto di una risorsa digitale (virtual skin, avatar, NFT, capi virtuali) nei 12 mesi successivi. Il pubblico oggi più coinvolto con il Metaverso è quello dei giocatori di videogame, già abituati all’immersione in mondi alternativi, ed è proprio quello il target che i brand stanno esplorando di più: non a caso Balenciaga e Moncler proseguono la collaborazione con Epic Games con il lancio di skin e accessori digitali acquistabili sullo store di Fortnite. Sulla piattaforma Roblox, invece, Ralph Lauren ha lanciato un’experience sugli sport invernali –The Ralph Lauren Winter Escape– mentre Tommy Hilfiger ha lanciato una nuova collezionevirtuale. Il Metaverso riuscirà a tradurre la novità in una ventata di inclusività? Per il momento sembra di no: secondo alcuni la ragione è da imputare a un limitato set grafico per la creazione degli avatar, spesso ancora basato su un livello di definizione rudimentale.

ReCommerce

Riciclo e rivendita dei capi di abbigliamento sono trend sempre più diffusi e le piattaforme online sono diventate uno strumento utilizzatissimo dalla Gen Z per trovare nuovi outfit, magari di stilisti e materiali pregiati, dando nuova e più lunga vita ai capi di abbigliamento e riducendo la necessità di continue produzioni di materiali.

Alcune piattaforme di ReCommerce come TheRealReal lanciano però un allarme sul mercato di abbigliamento di seconda mano: i costi inferiori e l’ampia scelta stanno portando a un acquisto spesso compulsivo, il 36% degli utenti della piattaforma ha infatti dichiarato di comprare abbigliamento settimanalmente o mensilmente e, alla stessa velocità, di rivendere i capi: questo però ha un significativo impatto ambientale in termini di spedizioni e di packaging.

2030: Out of (Fast) Fashion

Secondo le statistiche UE, in media, un europeo butta via ogni anno ben 11 kg di capi d’abbigliamento. E nel mondo, sottolinea Frans Timmermans, Vicepresidente della Commissione Europea, “Un camion di vestiti al secondo viene bruciato nell’inceneritore oppure finisce in discarica”. Per queste ragioni, la Commissione Europea -nella comunicazione del 30 marzo 2022 – ha affermato che la fast fashion sarà a breve out of fashion. Nel documento di Strategia UE per prodotti tessili sostenibili e circolari entro il 2030 si prevede che i prodotti tessili immessi sul mercato dell’UE siano durevoli, riparabili e riciclabili, realizzati il più possibile con fibre riciclate, prodotti nel rispetto dei diritti sociali e dell’ambiente. La “fast fashion” non sarà quindi più di moda e i consumatori dovranno poter disporre -a prezzi accessibili- di prodotti tessili di lunga durata e alta qualità.

Nuove voci, Nuovi Influencer

Sempre più spesso la narrazione della moda viene oggi affidata alla collaborazione con voci nuove, esterne al mondo del fashion. Complici anche gli stessi algoritmi, la crescita esponenziale di piattaforme come TikTok ha spostato il focus dei social verso la navigazione del nuovo ed è quindi in grande crescita la visibilità per nuove voci innovative. I brand, in questa direzione, appaiono sempre più interessati a creare partnership con creator che hanno costruito in maniera autentica una comunità e che contribuiscono a mantenerla viva, rispetto a macro-influencer più lontani dalla follower base. La collaborazione con talenti che hanno qualcosa da raccontare riesce infatti a far avvicinare anche a brand meno noti una fetta di pubblico che non avrebbero raggiunto tramite una campagna marketing tradizionale.

Rischi e Fama: NFT

Secondo i dati forniti da Dune Analytics, nonostante moltissimi brand del fashion e del lusso — da Gucci a Balmain — abbiano approfondito l’universo degli NFT, in pole position per guadagni si posiziona Nike che, grazie alla vendita di 76.000 NFT, avrebbe guadagnato 185,3 milioni di dollari. Nonostante la diffusione degli NFT sia a uno stadio ormai avanzato, questa tecnologia continua ad alzare parecchi dubbi in termini di sostenibilità per l’elevato costo energetico che comportano le transazioni su blockchain, basate su tecnologia “proof of stake”.

Questo articolo è stato scritto da Nicola Donati, PR & Communication Manager. Per approfondire i nostri paper puoi consultare l’osservatorio di Webranking.

 

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