Dai risultati ai giudizi: la ricerca AI cambia la percezione dei brand
La ricerca è il nuovo fronte del branding
Per anni la ricerca è stata considerata uno strumento utile solo alla performance.
Oggi, i chatbot sono diventati la nuova interfaccia fra le persone e i motori di ricerca ...e il ruolo dell'AI non è quello di presentare risultati ma di parlare dei brand.
Quando ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity o AI Overview rispondono a una domanda, stanno costruendo la percezione dei marchi ancora prima che un utente ne visiti il sito.
La ricerca Branding E-volution realizzata dal Polimi per UPA ha mostrato il ritardo nel comprendere questo cambiamento: solo l'8% delle aziende usa la search per il branding. Finora.
Il nostro punto di vista in pochi minuti
Nereo ha raccontato al convegno di presentazione della ricerca Branding E-volution di UPA come l'AI stia cambiando il modo in cui avviene la ricerca. Oggi non restituisce solo risultati, ma interpretazioni, confronti e raccomandazioni.
Per questo il modo in cui descrive un brand può influenzare le decisioni delle persone, rendendo fondamentale per le aziende presidiare anche questo nuovo spazio.
Cosa sta succedendo?
Le persone che usano un motore di ricerca ricevono link, fonti, informazioni, dati che possono leggere, confrontare, criticare, scartare. E sulla base di questo processo di ricerca e approfondimento progressivo, prendono decisioni o si creano opionioni e idee.
I chatbot AI interpretano l'intento dietro a una domanda, effettuano tutte le ricerche sugli stessi motori che avremmo usato noi, per poi analizzare i risultati e riassumere tutto in un una serie di pareri, consigli, giudizi già pre-masticati che vengono presentati.
Il primo livello di analisi e comprensione non è più affidato all'uomo, ma all'intelligenza artificiale.
Quando l'AI descrive un prodotto, confronta due aziende o suggerisce un marchio, non si limita a organizzare informazioni: contribuisce a costruire la percezione di quel brand perché fornisce sempre più spesso giudizi.
Per questo la ricerca non è più solo performace. Tutt'altro.
È qualcosa che influenza profondamente la marca e la sua equity.
Il cambiamento non è tecnico, è antropologico
Cambia il modo con cui formiamo le nostre opinioni e orientiamo le scelte: non siamo più noi a governare tutto il processo. Oggi demandiamo - senza accorgercene - all'AI una quota crescente dell'analisi e del processo cognitivo. Fidandoci sempre di più delle risposte che ci vengono fornite.
Costruire la propria brand awareness nell'era dell'AI
Essere presenti nelle risposte dell'AI non significa semplicemente essere citati. Conta come il brand viene descritto, quali valori gli vengono associati, quali fonti alimentano quella narrazione e quanto questa sia coerente con il posizionamento che l'azienda vuole costruire. E alla fine di tutto, il sentiment.
Comprendere queste dinamiche significa proteggere il valore della marca prima ancora di cogliere nuove opportunità di crescita.
In Webranking aiutiamo le aziende ad analizzare come i sistemi di AI raccontano i brand, a comprendere quali segnali influenzano queste risposte e a sviluppare strategie che rafforzino autorevolezza, reputazione e visibilità nell'ecosistema della ricerca generativa.
Dalla visibilità alla reputazione: come cambia il lavoro sui brand
Gestire la propria presenza nei risultati AI richiede un cambio di investimento, non un aggiustamento.
Se la ricerca diventa branding ha bisogno di investimenti di branding.
Governare la visibilità nei motori tradizionali era, in larga parte, un lavoro di SEO. Presidiare il modo in cui un brand viene descritto, valutato e raccomandato da un sistema generativo è un lavoro che integra contenuti nuovi, ufficio stampa, terze parti autorevoli, sito e misurazione e ha un costo coerente con la posta in gioco: non più lead e vendite digitali, ma la marca stessa.
Non è (solo) un rischio da contenere
Restare fermi purtroppo non riduce l'esposizione: significa solo non controllare la narrazione del proprio brand su canali che vedono sempre più utilizzo. E con l’integrazione di AI Mode dentro alla ricerca di Google, la cosa non è più circoscritta a chi si rivolga a un chatbot ma a chiunque utilizzi Google, cioè più del 90% dei navigatori.
Le aziende che iniziano a occuparsene oggi, stanno costruendo un vantaggio che tra dodici mesi sarà molto più difficile - e costoso - recuperare.





